La strada

Accusare il colpo della realtà

“Ce la caveremo vero papà?
Sì, ce la caveremo.
E non succederà niente di male.
Esatto.
Perché noi portiamo il fuoco.
Sì, perché noi portiamo il fuoco

 

Alla metà esatta di questo libro (La strada di Cormac McCarty) ho avuto più ripensamenti che pagine lette.

Ho immaginato che fosse la mia inerzia, la deformazione professionale o la caparbietà di lettrice a farmi continuare.

Molti dei miei autori preferiti attendevano dalla pila dei libri che volevo leggere e io mi chiedevo perché proseguire, perché terminarlo, perché questo libro mi stesse facendo così male…

A metà esatta de La strada ho avuto la risposta: a farmi male erano i SILENZI.

È proprio ciò che mancava che mi faceva voltare pagina.

A La strada basta un Uomo e un Bambino, senza nomi, eletti a figure universali per portare il fuoco, forse ultimo barlume della civiltà, e illuminare le zone d’ombra e i contorni di quelle paure ancestrali che si servono proprio di trama, scrittura e orpelli per ripararsi.

La strada è un libro che destabilizza. Incontra le resistenze perché si è soli, impauriti e mai al sicuro; continuamente alla ricerca di cibo.

A far paura è la strada da fare per trovare la risposta: Cosa resta della nostra umanità?

V.G

Le parole non vivono nei dizionari

Accusare il colpo della realtà
“Sono le parole le vere colpevoli. Sono fra le cose più indisciplinate, più libere, più irresponsabili e più riluttanti a lasciarsi insegnare. Certo, possiamo sempre prenderle, suddividerle e metterle in ordine alfabetico nei dizionari.
Ma le parole non vivono nei dizionari, vivono nella mente.
Se ne volete una prova, pensate a quante volte, nei momenti di maggiore emozione, vi capita di non trovarne nessuna quando più ne avreste bisogno. Eppure il dizionario esiste; è lì, a vostra disposizione, ci sono mezzo milione di parole tutte in ordine alfabetico. Ma potete davvero usarle?”
Virginia Woolf, Il mestiere delle parole